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Migliorare Ciò che Sei

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Scritto da Marco Teodori
•11 minuti di lettura 🧠 Mindset
Migliorare Ciò che Sei

Non Tutto va Corretto

Nel calcio non sempre crescere significa correggere ciò che manca. A volte significa capire ciò che funziona e costruirci sopra.

Nel calcio spesso si lavora per correggere i limiti.

Si individuano gli errori, si analizzano le lacune, si cercano soluzioni per migliorare ciò che non funziona.

Ma non sempre il miglioramento passa dalla stessa strada.

E soprattutto, non sempre allenatore, squadra e giocatori hanno davanti lo stesso tipo di percorso.

Nel settore giovanile si costruisce.

Nel calcio degli adulti, spesso, si deve prima di tutto competere.

Ed è questa differenza a cambiare profondamente le priorità dell’allenatore.

Quando il Limite È un'Opportunità

Migliorare Ciò che Sei Nel settore giovanile il risultato della partita non dovrebbe rappresentare il principale parametro attraverso cui valutare il percorso.

Il tempo è dalla parte dell'allenatore.

Un ragazzo può avere una lacuna tecnica, una difficoltà nella lettura del gioco, una carenza coordinativa, fisica o mentale.

Quella difficoltà non è necessariamente un problema da nascondere.

È, prima di tutto, un'area di sviluppo.

Il compito dell'allenatore è riconoscerla, comprenderne le cause e costruire le condizioni perché il giocatore possa affrontarla.

Non significa trasformare ogni allenamento in una caccia agli errori.

Significa avere la pazienza di accompagnare il giocatore nel percorso.

Un ragazzo che non è ancora efficace con il piede debole dovrà avere occasioni per utilizzarlo.

Chi fatica a riconoscere una situazione di gioco dovrà essere messo nelle condizioni di leggerla.

Chi ha difficoltà nell'uno contro uno dovrà incontrare situazioni che lo obblighino a confrontarsi con quella difficoltà.

Nel settore giovanile non si deve semplicemente proteggere ciò che il giocatore sa già fare. Bisogna soprattutto costruire ciò che ancora non sa fare.

Per questo l'errore può diventare uno strumento.

Il tempo permette di sbagliare, correggere, riprovare.

E soprattutto permette all'allenatore di pensare al giocatore che sarà, non soltanto a quello che è oggi.

Quando il Tempo Diventa un Fattore

Migliorare Ciò che Sei Nel calcio degli adulti la prospettiva cambia.

Il risultato assume un peso completamente diverso.

Una partita può incidere sulla classifica, sulla società, sull'ambiente, sulla fiducia dei giocatori e, inevitabilmente, anche sulla posizione dell'allenatore.

Il tempo a disposizione per costruire è spesso limitato.

E quando il tempo è poco, anche la strategia dell'allenamento deve cambiare.

Non significa smettere di correggere.

Significa scegliere quando correggere, quanto correggere e soprattutto cosa correggere.

Una prima squadra non può essere trasformata in poche settimane nella squadra ideale che l'allenatore avrebbe voluto avere.

Deve diventare efficace con i giocatori che ha.

Per questo una delle prime responsabilità dell'allenatore è conoscere rapidamente il proprio contesto.

Chi sono i giocatori?

Cosa sanno fare?

Dove sono realmente efficaci?

Quali caratteristiche possono essere messe al servizio della squadra?

Quali situazioni permettono loro di esprimersi al meglio?

Prima di chiedere alla squadra di diventare qualcosa di diverso, bisogna capire bene ciò che è già.

Non è Sempre Necessario Risolvere un Limite

C'è una differenza importante tra migliorare una debolezza e impedire che quella debolezza condizioni la squadra.

Sono due cose diverse.

Un difensore può avere difficoltà nella costruzione dal basso.

Un centrocampista può non essere particolarmente efficace nell'uno contro uno.

Un attaccante può non essere dominante nel gioco aereo.

La domanda dell'allenatore non dovrebbe essere sempre:

Come elimino questa debolezza?

A volte dovrebbe essere:

Come posso costruire il gioco affinché questa debolezza incida il meno possibile e, contemporaneamente, valorizzare ciò che questo giocatore sa fare molto bene?

È qui che entra in gioco il lavoro collettivo.

Una squadra può compensare alcune caratteristiche individuali attraverso le relazioni tra i giocatori, le distanze, le occupazioni degli spazi e le scelte tattiche.

Non tutto ciò che non funziona deve necessariamente essere trasformato in un punto di forza. Alcune cose devono semplicemente essere gestite.

E nel breve periodo questa può essere una scelta molto più funzionale.

Costruire Fiducia Prima di Costruire Altro

C'è poi una componente che spesso viene sottovalutata: la fiducia.

Una squadra che percepisce di saper fare alcune cose bene affronta le difficoltà in maniera diversa.

La consapevolezza delle proprie qualità alimenta autostima, autoefficacia e coraggio.

E il coraggio, nel calcio, non è un concetto astratto.

È la disponibilità a chiedere la palla quando la partita pesa.

È la volontà di affrontare un duello.

È la capacità di riprovare dopo un errore.

È la convinzione di poter affrontare una situazione difficile.

Per questo l'allenatore non deve soltanto migliorare una squadra.

Deve anche costruire le condizioni psicologiche perché quella squadra possa esprimere ciò che sa fare.

Concentrarsi continuamente su ciò che non funziona può diventare controproducente.

Se ogni allenamento diventa una lista di problemi da risolvere, se ogni partita viene analizzata soltanto attraverso gli errori, il rischio è che la squadra inizi a percepirsi attraverso le proprie mancanze.

E una squadra che entra in campo pensando soprattutto a ciò che non deve sbagliare difficilmente esprime il massimo delle proprie possibilità.

Dopo Una Sconfitta, Cosa Serve Davvero?

Migliorare Ciò che Sei È forse dopo una sconfitta che questa riflessione diventa ancora più importante.

Dopo aver perso, la tentazione naturale è cercare tutto ciò che non ha funzionato.

È comprensibile.

Ma non sempre è la scelta più utile per preparare la partita successiva.

Se la squadra ha perso fiducia, il primo obiettivo potrebbe non essere aggiungere nuove informazioni.

Potrebbe essere restituire certezze.

Ricordare ciò che ha funzionato.

Riproporre situazioni nelle quali i giocatori si sentono efficaci.

Rafforzare i comportamenti che appartengono già alla squadra.

Ridare convinzione.

Questo non significa ignorare gli errori.

Significa stabilire una priorità.

Dopo una sconfitta, forse non serve una squadra che conosce più problemi. Serve una squadra che ritrova la convinzione di poterli affrontare.

Dopo una vittoria, invece, può esserci maggiore spazio per fermarsi, analizzare e intervenire sulle aree di miglioramento.

Perché la fiducia conquistata attraverso il risultato può creare un terreno più favorevole per affrontare ciò che ancora non funziona.

Prima Conoscere, Poi Intervenire

Migliorare Ciò che Sei Allenare una prima squadra significa quindi, prima di tutto, leggere il contesto.

Non esiste una ricetta valida sempre.

Ci saranno momenti in cui sarà necessario intervenire su una lacuna.

Altri in cui sarà più importante consolidare una certezza.

Ci saranno giocatori da aiutare a migliorare una caratteristica e altri da mettere nelle condizioni di sfruttare al massimo quella che già possiedono.

La bravura dell'allenatore non sta soltanto nel vedere ciò che manca. Sta nel capire cosa serve in quel momento.

Nel settore giovanile, spesso, il limite rappresenta una porta verso il futuro.

Nel calcio degli adulti, soprattutto quando il tempo è poco, può essere necessario prima proteggere il presente.

Non per smettere di migliorare.

Ma per creare le condizioni affinché il miglioramento possa avvenire senza perdere ciò che già funziona.

Perché una squadra non cresce necessariamente diventando qualcosa di diverso.

A volte cresce semplicemente diventando una versione più consapevole, più sicura e più efficace di ciò che è già.

Ed è forse questa una delle sfide più difficili per un allenatore:

conoscere abbastanza bene una squadra da capire non soltanto cosa deve migliorare, ma anche cosa non deve smettere di essere.

Oltre il Calcio

Il principio vale anche fuori dal campo.

Nella crescita di una persona, di un gruppo o di un'organizzazione, l'attenzione verso ciò che manca è importante.

Ma costruire tutto soltanto sulle debolezze può diventare un modo per perdere di vista ciò che rende quel gruppo unico.

Le persone crescono quando vengono messe nelle condizioni di migliorare.

Ma crescono anche quando riconoscono di avere qualcosa su cui costruire.

Non sempre la strada è diventare ciò che non siamo. A volte è capire meglio ciò che siamo e portarlo più lontano.

La Domanda

La vera sfida è correggere ciò che manca o valorizzare ciò che già funziona?

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